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Livo in breve

di Lunedì, 04 Marzo 2013 - Ultima modifica: Lunedì, 09 Giugno 2014

Quel territorio, che giace fra le falde dell’Avert ed il Nosio, fra i torrenti Barnes e Pescara, è chiamato Mezzalone dagli indigeni, Maslon, Meslon dagli anauniensi. Esso comprende i villaggi di Scanna, di Varollo, di Livo e di Preghena”. Così don Luigi Conter inizia il suo libro “Fatti Storici di Livo”.

La storia

Nel territorio del Mezzalone non sono documentati reperti risalenti ad epoche pre romane. Ciò peraltro non esclude che vi siano stati degli stazionamenti di popolazioni. Al riguardo Pietro Micheli suppone che i Sindunni siano da individuarsi nella popolazione stanziata sul territorio di Livo o meglio del Mezzalone. Di diversa opinione è Francesco Negri il quale individua i Tuliassi come popolazione di Livo.
Della presenza di reperti di’epoca romana, testimonia per quanto concerne il castello di Altaguarda il rinvenimento di molte monete che vanno da Tiberio a Valentiniani. Franco A. Lancetti, inoltre, asserisce la presenza di torri romane a Livo e Zoccolo. Fa, anche, riferimento ad una torre romana sulla quale intorno al X secolo s’impianto un edificio religioso (attuale Chiesa Parrocchiale). Fra l’altro il controllo del territorio del Mezzalone permetteva un facile controllo delle vie di comunicazione tra i territori lombardi e i territori tedeschi e questo lascia presumere lo stanziamento in loco di soldati romani.
Tale motivo giustifica anche la presenza sul territori di un consorzio di famiglie detto i “da Livo”, dal quale si diramano i da Mezzo, i di castel Zoccolo, i da Altaguarda, i da Cis e probabilmente il ramo della Corte di Rumo e quello di Cassana. Verso il dodicesimo secolo la famiglia dei Livo era fra le più importanti famiglie dell’allora Principato Vescovile: la famiglia o clan dei Livo.
Le prime notizie storiche risalgono al dodicesimo secolo con la presenza della nobile famiglia dei Livo di probabile origine longobarda o germanica. Una famiglia i cui componenti sono spesso citati assieme agli altri nobili ministeriali nei documenti dell’epoca. Adalpreto di Livo è nominato in quasi tutti i documenti importanti del Principato Vescovile fra il 1155 e 1170, sempre al fianco dei vasalli più potenti al seguito del principe vescovo. Il 22 giugno 1183 Arnoldo, Rodegherio e Anselmo figli di Adalberto di Livo vengono investiti dal P.V Salomone di due casolari a Castel Corona di Mezzo e da questi fratelli derivò la famiglia dei Metz. Rodegherio nel 1190 forma una compagnia militare per il Principe Vescovo Corrado II. Questa famiglia decadde nel corso del XV secolo. Da una linea collaterale dei Livo derivò, probabilmente, la famiglia dei Zoccolo, con il loro castello, ora ridotto quasi in rovina. Questa famiglia si divise due rami: uno a Livo e l’altro a Termeno. Decaduti i Livo i Thun acquistarono al giurisdizione dai nobili Altaguarda nel 1407.
La vita di paese scorreva tra piccole liti tra paesi con pochi eventi di rilievo. Il Mezzalone venne coinvolto marginalmente durante la “ Guerra rustica” (1525) rimanendo per lo più fedele al Principe Vescovo. Vide un processo delle streghe (1612) nella casa della Confraternita di San Sebastiano e Fabiano.
Nella guerra contro Napoleone e i Bavaresi invece operò, nelle file di Andreas Hoffer, una compagnia di Livo guidata dal Matteo Alessandro de Stanchina (1796-1797). Vide passare i francesi, accamparsi gli austriaci e poi gli Italiani nel 1918. Alla fine della seconda guerra mondiale per alcuni giorni si accamparono tedeschi

L’amministrazione

Livo fu sede di una gastaldia alle quali erano soggette anche le comunità di Revò, Romallo e Cagnò con propria scaria.
Sino alla caduta del principato la comunità venne governata dalla propria regola. In realtà per gli affari che coinvolgevano tutta la comunità si riuniva la Regola del Mezzalone ( composta da tutti i capi famiglia) mentre per gli affari che interessavano ogni singolo paese si riunivano le singole regole, ovvero quella di Preghena, di Livo e di Varollo, Cassino e Scanna. Nel 1319 si ricorda la regola delle Comunità di Scanna, Varollo e Cassino nella quale vennerò stabilite le regole per la vendemmia.
Con la caduta del Principato vescovile il Mezzalone venne inserto nell’Imperial Reggio Giudizio di Malè come comune di Preghena, comprendente Preghena, Maso d’Arzio, Livo, Varollo, Scanna, Cis, Bresimo, Maso Stanchina, Baselga, Castello Altaguarda e con complessivi 1939 abitanti.
Nel 1817, con la restaurazione il Mezzalone venne assegnato al distretto di Cles e diviso in due comuni, quello di Preghena e quello di Livo con le frazioni di Livo, Varollo e Scanna. Nel 1928 al comune di Livo vennero aggregati Bresimo, Cis e Preghena. Nel 1948 vennero ricostituiti i comuni di Bresimo e Cis e quinduale configurazione del comune con le frazioni di si ebbe l’atti Scanna, Varollo, Livo e Preghena.
Dal punto di vista ecclesiastico fu sede di una antica Pieve che comprendeva “ab immemorabili” le comunità di Bresimo (staccatasi nel 1793) con Baselga (la quale dal 1550 ebbe un proprio curato e fonte battesimale), di Preghena (che ebbe nel 1649 fonte battesimale), di Livo con Scanna Varollo e Cassino, di Cis (ebbe il fonte battesimale Cis fra il 1538 e 1579), con Bozzana, Bordiana, Tozzaga, Cassana e Solasna.

I Monumenti e l’arte.

Il Mezzalone conserva ancora oggi nelle quattro chiese notevoli esempi d’arte.
La cinquecentesca chiesa pievana di Varollo con la sua cappella esterna affrescata. All’interno si possono ammirare i meravigliosi altari lignei, opera d’artisti locali. Anche le chiese di San Martino e di San Antonio presentano splendide opere lignee. La chiesa di San Antonio si caratterizza per i suoi affreschi interni e i bassorilievi dei contrafforti.
Infine la settecentesca chiesa di Scanna che appare, per chi sale dalla strada, suggestiva con il suo portale di pietra rossa.
Accanto a questi esempi di arte “maggiore” se ne trovano altri minori. Passeggiando per i paesi si può imbattersi in tipici scorci e ammirare esempi delle tipiche costruzioni rurali in pietra e legno. Ci si può imbattere in costruzioni semplici arricchite da qualche particolare: una bifora, un portone ligneo scolpito, un affresco. Tipiche sono quelle costruzioni con i “ponti” in pietra e legno che consento l’acceso ai piani superiori le case con il forno all’esterno.

L’economia

L’economia è sempre stata di tipo rurale: gli antichi documenti e la “Carta della Regola”ci testimoniano la presenza della vite, la coltivazione dei cereali, la coltivazione arborea (scarsa) e l’allevamento del bestiame. Una fragile economia di sussistenza che con poco poteva essere sconvolta e costringeva all’alienazione dei pochi beni, come testimoniato in molti documenti.
Tale fu l’economia che per secoli mantenne la popolazione, la quale praticava anche l’emigrazione stagionale. Verso la fine del XIX sec e l’inizio del XX sec. ad opera del parroco don Giacomo Marini e di don Quinto Concini, appoggiati da parte dei capofamiglia, vi fu l’introduzione della cooperazione con la fondazione della Cassa Rurale (anno 1898), della Famiglia Cooperativa (1901 a Preghena e 1902 Varollo), dei caseifici di Scanna, Varollo, Livo e Preghena e nel secondo dopoguerra i consorzi agricoli frutticoltori. L’introduzione della coltivazione intensiva del melo ha consentito un notevole sviluppo economico della comunità. Accanto alla coltivazione agricola si sono negli ultimi decenni si sono consolidate numerose attività artigianali.

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