Descrizione
Il palazzo ha origine in una torre centrale datata al periodo alto medievale (1000-1100): un corpo turrito di altezza pari a tre piani fuori terra, a pianta quadrata e con murature di notevole spessore. La costruzione presentava aperture soltanto sul lato nord, quello più protetto dagli attacchi dei nemici. La sua funzione era molto probabilmente di controllo e di difesa sul territorio.
In epoca rinascimentale (tra il 1400 e il 1500) fu eretta, a nord della Torre centrale, una nuova torre (Torre Nord, “La Toresela”),
Nel XVIII secolo il manufatto fu caratterizzato da un massiccio e invasivo intervento di ampliamento, finalizzato alla creazione di un fronte unico di collegamento tra la Torre Nord e la Torre Sud: intervento che portò alla demolizione di parte dell'edificio originario datato 1100, in particolare i piani superiori.
Verso la metà dell’ottocento, estintasi la famiglia Aliprandini Laifenthurn, il palazzo fu venduto e adibito a casa colonica.
La famiglia Aliprandini Laifenthurn deriva dalla nobile famiglia dei Malosco. Nel 1385 Leonardo di Malosco fu infeudato dei beni in Livo posseduti da un certo notaio Giovanni. Da suo figlio Riprando prende il nome il casato che già nel 1500 risulta ramificato in più famiglie nelle ville di Livo, Varollo e Preghena.
Appaiono nell’elenco dei nobili vescovili di Livo del 1529 e del 1760. Nel 1614 ottengono la nobiltà del Sacro Romano Impero (S.R.I). Nel 1736 Giovanni Romedio ottiene il grado di Cavaliere del S.R.I. col predicato di “Laifenthurn”. Lo stemma è “D’argento alla rosa di rosso” (Stemma dei Malosco con smalti invertiti). Il cimiero è “Un volo di rosso, caricato di una rosa d’argento”.
Esponenti della casata furono Biagio (1500-1571) vescovo ausiliario a Bressanone, i suoi nipoti Biagio, decano a Lienz e Riccardino, soldato nelle guerre di Spagna e Portogallo e capitano delle Valli di Non e di Sole. Giovanni Romedio (1667-1755) medico personale del Principe Vescovo di Salisburgo Leopoldo Antonio Eleuterio Barone Firmian.